Glossario
Conto multivaluta
Un conto bancario o fintech che ti permette di detenere, ricevere e spendere denaro in più valute contemporaneamente, così gestisci i fondi tra diversi Paesi senza aprire un conto locale separato per ognuno.
Un conto multivaluta tiene saldi in più di una valuta all’interno di un unico conto. Invece di costringere tutto in un’unica valuta di base, ti consente di tenere fianco a fianco, per esempio, euro, dollari e sterline, e di passare dall’una all’altra quando lo decidi tu, anziché ogni volta che il denaro si sposta.
Quando cambi Paese questo conta più di quanto sembri. Spesso ti pagano in una valuta, paghi l’affitto in un’altra e hai ancora impegni in Italia. Un conto multivaluta ti permette di ricevere ogni entrata nella sua valuta e di tenerla finché il tasso di cambio o una bolletta da saldare rendono conveniente convertire, invece di perdere una fetta sulla conversione a ogni singola operazione. Molti di questi conti ti danno anche coordinate di ricezione locali, a volte un IBAN locale per i bonifici SEPA in Europa, così un datore di lavoro o un cliente può pagarti come se avessi un conto del posto.
L’inghippo che quasi tutti si perdono è che “multivaluta” non vuol dire “gratis”. Tenere il denaro di solito costa poco; è sulla conversione che i provider guadagnano. Occhio allo spread incorporato nel tasso di cambio, alle maggiorazioni del weekend o sui trasferimenti di importo elevato, e al divario tra i circuiti locali economici e i costosi bonifici internazionali SWIFT / BIC. Due conti possono promettere la stessa cosa e poi costarti cifre molto diverse quando converti sul serio. Verifica anche quali valute sono davvero supportate e se per ciascuna ci sono vere coordinate di ricezione locali.
C’è poi un risvolto tutto italiano. Se resti fiscalmente residente in Italia e il conto multivaluta è aperto presso un intermediario estero (la gran parte delle fintech, da Wise a Revolut quando l’IBAN non è italiano), quel conto va dichiarato nel quadro RW della dichiarazione dei redditi a fini di monitoraggio fiscale, e di norma sconta l’IVAFE — l’imposta sul valore delle attività finanziarie all’estero. Anche i saldi in valuta estera vanno controvalutati in euro al cambio di fine anno, e un eventuale guadagno sul cambio quando converti può rilevare ai fini fiscali. Sono adempimenti facili da dimenticare proprio perché il conto “sembra” un normale conto online: tienilo presente prima di accumulare valuta su un IBAN non italiano.
Questi conti sono diffusi tra le fintech e sempre più anche tra le banche tradizionali, ma le funzioni variano molto da provider a provider e da Paese a Paese, quindi confronta prima di impegnarti. Se vuoi un punto di partenza, il nostro comparatore di conti ti aiuta a fare una rosa di opzioni per una vita da nomade o a cavallo tra più Paesi. Queste sono informazioni generali, non consulenza finanziaria, fiscale o legale; verifica i dettagli con il provider e, per tutto ciò che riguarda il fisco, con un professionista qualificato (per esempio un commercialista o l’Agenzia delle Entrate).
Dove lo incontrerai
- Quando ti registri con una fintech, magari con un conto “borderless” o “global”, e ti viene chiesto quali valute attivare.
- Quando vieni pagato da un cliente o da un datore di lavoro all’estero e ti vengono date coordinate di ricezione locali nella loro valuta.
- Quando devi decidere se convertire subito un saldo in valuta estera o tenerlo, dopo aver notato lo spread sul tasso di cambio alla cassa o al momento del trasferimento.