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Glossario

Tassazione territoriale

La tassazione territoriale significa che un Paese tassa solo i redditi prodotti entro i suoi confini, lasciando in larga parte esenti quelli di fonte estera. Si contrappone alla tassazione mondiale, in cui è imponibile tutto il tuo reddito globale.

In un sistema territoriale ciò che conta è dove il reddito viene prodotto, non dove vivi. Se diventi residente fiscale di un Paese a tassazione territoriale e i tuoi guadagni arrivano dall’estero, quei guadagni spesso restano fuori dal perimetro imponibile locale. Quello che incassi sul posto, invece, viene tassato normalmente.

È un aspetto che pesa molto quando ti trasferisci. Un lavoratore da remoto, un freelance o un investitore con clienti o asset all’estero può talvolta ridurre legalmente il proprio carico fiscale stabilendosi in un Paese a tassazione territoriale. È una delle ragioni per cui certe destinazioni compaiono in ogni lista di mete per chi si rilocalizza. Dove il tuo reddito viene “prodotto” dipende dalla tua residenza fiscale e dalle regole di ciascun Paese coinvolto, perciò la stessa impostazione può cambiare radicalmente a seconda del passaporto che hai e dei clienti che servi.

Ecco il trabocchetto che molti si lasciano sfuggire: “territoriale” è raramente assoluto. Molti Paesi tassano il reddito estero nel momento in cui lo fai entrare nel territorio (la cosiddetta base di rimessa), oppure lo esentano solo per un numero limitato di anni, o ancora escludono tipologie specifiche come dividendi o plusvalenze. È una logica che si sovrappone allo status di residente non domiciliato, basato su un meccanismo di rimessa molto simile. Anche la definizione di “fonte estera” varia, e un reddito che dai per scontato sia estero potrebbe essere trattato come locale. Verifica sempre la norma esatta, non un riassunto.

C’è poi da considerare il tuo Paese d’origine. Per l’Italia non basta fare le valigie: finché per la maggior parte dell’anno (oltre 183 giorni) risulti iscritto all’anagrafe della popolazione residente, o mantieni qui la residenza o il domicilio ai sensi dell’art. 2 del TUIR, resti fiscalmente residente e quindi tassato sul reddito mondiale. Il passaggio concreto è la cancellazione dall’anagrafe del Comune e l’iscrizione all’AIRE, l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero, ma da sola l’AIRE non chiude la partita: l’Agenzia delle Entrate guarda comunque a dove tieni davvero la tua vita. Gli Stati Uniti spingono oltre: tassano i cittadini sul reddito mondiale ovunque risiedano, quindi un cittadino statunitense in un Paese a tassazione territoriale potrebbe comunque dovere imposte negli USA, a meno che non si applichino strumenti come la Foreign Earned Income Exclusion (FEIE). Per confrontare le destinazioni che adottano questo modello, lo strumento per scegliere dove trasferirti è un buon punto di partenza. Queste sono informazioni di carattere generale, non una consulenza: prima di trasferirti, conferma le regole aggiornate con l’Agenzia delle Entrate o con un professionista qualificato.

Dove lo incontrerai

  • Quando confronti possibili mete di trasferimento e noti che alcuni Paesi vengono descritti come “fiscalmente vantaggiosi” per il reddito da remoto.
  • Quando leggi il codice tributario di un Paese o una guida al trasferimento e ti imbatti in espressioni come “reddito di fonte estera”, “base di rimessa” o “reddito da non residente”.
  • Quando presenti la tua prima dichiarazione dopo esserti trasferito e devi stabilire quali dei tuoi guadagni contano come di fonte locale e quali come esteri.

Mettilo in pratica

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