Glossario
Residente non domiciliato (non-dom)
Lo status di non-dom permette a chi è residente fiscale in un Paese di essere tassato in modo diverso sui redditi e sulle plusvalenze esteri, perché il suo domicilio permanente è considerato altrove. Le regole cambiano molto da Paese a Paese e spesso vengono riviste.
Il domicilio non coincide con il posto in cui vivi né con quello in cui paghi la maggior parte delle tasse. È un concetto giuridico più profondo, che riguarda dove si trova la tua vera casa permanente: spesso il Paese in cui sei nato o dove affondano le radici della tua famiglia. Alcuni Paesi consentono a chi risiede sul loro territorio ma ha il domicilio altrove di richiedere lo status di “non domiciliato”, che può cambiare il modo in cui vengono tassati i redditi e le plusvalenze esteri.
La questione diventa rilevante quando ti trasferisci all’estero e mantieni denaro, immobili o attività fuori dal nuovo Paese. In un sistema non-dom, i redditi esteri che lasci fuori dai confini possono essere tassati in misura ridotta o non esserlo affatto, mentre il denaro che fai entrare (la cosiddetta “remittance”) viene tassato normalmente. È proprio in questo divario che sta tutto il vantaggio, e anche tutto il rischio. È strettamente legato alla tua residenza fiscale, perché di norma devi essere residente da qualche parte per poter richiedere lì lo status di non-dom.
Il dettaglio che in molti trascurano: il non-dom non è un lasciapassare gratuito e non dura per sempre. Molti regimi prevedono un contributo annuale dopo un certo numero di anni di residenza, pongono un tetto al beneficio o lo lasciano scadere, e diversi Paesi negli ultimi anni hanno irrigidito o abolito le proprie regole.
L’Italia ha un meccanismo concettualmente affine: l’imposta sostitutiva forfettaria per i neo-residenti dell’art. 24-bis del TUIR. Chi trasferisce la residenza in Italia dopo essere stato fiscalmente non residente per almeno nove dei dieci anni precedenti può optare per un’imposta fissa annua sui redditi prodotti all’estero, anziché la tassazione ordinaria, per un massimo di quindici anni. È un’opzione vera e propria, da esercitare con l’Agenzia delle Entrate e che richiede l’effettivo spostamento della residenza (e, per chi arriva dall’estero, la cancellazione dall’AIRE).
Resta comunque diverso da un sistema di tassazione territoriale, in cui il Paese semplicemente ignora i redditi esteri per tutti, e da un’agevolazione a tempo come il regime NHR, che si applica per un numero prestabilito di anni a prescindere dal domicilio. Confondere queste figure è un errore comune e costoso.
Se stai valutando un trasferimento anche per ragioni fiscali, parti dal quadro reale della tua residenza: uno strumento per la residenza fiscale ti aiuta a capire dove verresti probabilmente tassato prima di farti troppe illusioni su qualsiasi titolone sul non-dom. Queste sono informazioni generali, non una consulenza: verifica le regole aggiornate con l’autorità fiscale ufficiale del Paese (in Italia l’Agenzia delle Entrate) o con un professionista qualificato, perché i regimi non-dom cambiano spesso e i dettagli variano da Paese a Paese.
Dove lo incontrerai
- Leggendo del Regno Unito, dell’Irlanda, di Malta o di Cipro mentre confronti dove stabilirti: sono i posti in cui il termine “non-dom” salta fuori più spesso.
- Compilando un modulo di onboarding fiscale o di residenza che non ti chiede solo dove vivi, ma anche dove hai il domicilio.
- Parlando con un commercialista del mantenere un immobile in affitto, un conto titoli o un’attività all’estero mentre vivi in un nuovo Paese.
Termini correlati
Mettilo in pratica
- Gratis
Verifica residenza fiscale
Vai oltre il mito dei 183 giorni: modella le regole del trattato e scopri se due paesi potrebbero entrambi considerarti residente fiscale.
→ - Gratis
Dove trasferirti?
Dai un peso a ciò che conta per te — costo, sicurezza, internet, clima, facilità del visto, tasse — e ottieni una classifica di paesi adatti.
→